Pioniere del ballo liscio in Italia, Bruno Malpassi è un’istituzione. Ha il corpo di un ottantenne e l’entusiasmo incontenibile di un adolescente. Nella nebbia lattiginosa della costa adriatica continua ostinatamente a scendere in pista.
La sua è molto più di una scuola di ballo: è un antidoto alla solitudine. All’inizio timidi e impacciati, i suoi allievi entrano in sala con esitazione. Ne escono sudati e sorridenti, dopo aver ritrovato una scintilla di vita, il piacere della compagnia e, a volte, persino l’amore. Per loro il valzer non è solo un passatempo, non è semplice nostalgia, è un’ancora di salvezza.
Ma questo mondo, fatto di acciacchi nascosti sotto abiti luccicanti, si sta lentamente spegnendo. Le balere chiudono una dopo l’altra. Vengono vendute all’asta, trasformate in supermercati, centri commerciali, giganteschi complessi residenziali. Le scuole di ballo folkloristico restano vuote. I ragazzi si nascondono dietro gli schermi dei cellulari, e persino porgere la mano a una sconosciuta per invitarla a ballare sembra essere diventato un atto sovversivo.
Eppure Bruno non si arrende. Sogna eventi grandiosi (scomodando i reali d’Inghilterra, il Maestro Riccardo Muti e persino il Papa!), trascina persone impacciate in pista e concepisce piani sgangherati per impedire che il mondo cambi così in fretta da non riuscire più a riconoscerlo, a riconoscersi e a sentirsi vivo. È un Don Chisciotte romagnolo, capace di coinvolgere nelle sue imprese impossibili un cast tanto improbabile quanto irresistibile: una diva d’altri tempi, regina dei palcoscenici e delle corsie d’ospedale; una coppia di attempati piccioncini; e un goffo aspirante playboy alla ricerca di una seconda possibilità.
Ma nella sua ostinazione fragile e un po’ comica, Bruno rischia di non vedere proprio chi gli sta accanto. Sua figlia Monia sogna di uscire dall’ombra ingombrante del padre e di reinventare la scuola per adattarla alle nuove generazioni. Una piccola lotta silenziosa si consuma ogni giorno tra due persone distanti, perché, paradossalmente, troppo simili.
La vita è un valzer è una storia che parla di resilienza, di ribellioni tardive e del potere curativo delle relazioni umane. Un tributo scintillante a una generazione che affronta il ticchettio inesorabile del tempo non con paura, ma con grazia e qualche paillette colorata. È il racconto di qualcosa che sta per finire, ma che, timidamente e ostinatamente, rimane sospeso a mezz’aria.
Fosse anche solo il tempo di un ultimo valzer.